Il cimitero delle 366 fosse

a cura di Raffaele Abbatiello
foto dell'Arch.Maurizio Recano



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Il Cimitero delle 366 fosse comuni è uno dei primi siti di sepoltura extra moenia della città e si trova a monte dell'attuale corso Malta, in Via fontanelle al Trivio.

L’intervento rientrava nel programma della “politica sociale” avviato dai Borboni nel 1700 che va dall’Albergo dei Poveri (1951) alla manifattura di S. Leucio (1789).

Il luogo è legato al ricordo di Odet de Foix, visconte di Lautrec e maresciallo di Francia, che nell’estate del 1528, nell’ambito delle vicende belliche che opposero Francesco I e Carlo V, cinse d’assedio Napoli e, per vincere la forte resistenza, chiuse le condutture dell’acqua.

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Le condizioni igieniche, già tanto precarie, esplosero in una violenta pestilenza che condusse alla morte di molti soldati e dello stesso de Foix.

Per far fronte alle necessità conseguenti all’epidemia, i loro resti furono raccolti nella Grotta degli Sportiglioni, nei pressi del colle.

Le spoglie del visconte riposano nella chiesa di S. Maria la Nova e nei pressi del corso Malta gli è stata intitolata una via, segno dell’importanza dell’avvenimento.

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Per una rampa comoda e regolare si raggiunge l’area resa perfettamente piana di circa un ettaro, sopraelevata rispetto alla zona padulosa di Poggioreale, prescelta per quella macchina perfetta che era il cimitero dei Tredici o delle 366 fosse.

E’ qui che l’architetto Ferdinando Fuga nel 1972, progetta e realizza l’opera, nell'ambito del programma di rinnovamento edilizio iniziato da re Carlo di Borbone e continuato dal Ferdinando IV, sotto la guida del ministro Tanucci.

Una scacchiera con 361 caselle di m. 4,20x4,20 disposte secondo uno schema 19x19, con il quadrato centrale sacrificato per far posto a una grande caditoia per la raccolta delle acque meteoriche, costituiva l’ultima dimora, scandita da un ritmo quoditiano, in cui trovavano posto i cadaveri di ogni singola giornata.

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Altre sei fosse, per completare il calendario solare, si trovavano nella chiesa di accesso al campo, e sono le uniche distrutte per far posto al tetro corridoio sottostante, dove tuttora l’arciconfraternita di S. Maria del Popolo depone nei loculi i suoi confratelli defunti.

La collocazione dei cadaveri nelle fosse era precisa, al numero della fossa corrispondeva il giorno del decesso, finito l’anno si ricominciava dalla fossa numero uno fino ad arrivare alla fossa 365, mentre nell’anno bisestile si disponeva della fossa 366.

Al fine di evitare la “caduta nelle fosse per precipitazione” dei corpi, nel 1875 una donna inglese straziata dal dolore per la perdita della figlia e seppellita secondo le regole dettate, donò al Cimitero una specie di paranco automatizzato, per adagiare il cadavere sul fondo della fossa.